In evidenza

Tempeh e Quinoa dalla “Spaziosità interiore”

Una ricetta con relativa riflessione sull’importanza di cucinare con amore.

Questa ricetta è nata da un’improvvisazione.

In cucina per essere dei bravi cuochi non è necessario fare mille corsi di formazione o studiare all’alberghiero, ma semplicemente possedere due requisiti fondamentali anche nella vita: amore e spaziosità interiore.
Questa cosa la affermo perchè spesso sento molte persone avere svalutazione di se stessi, e tra la pigrizia, la non conoscenza e la convinzione di non essere capaci, ci si pone autonomamente grandi limiti.

Quando ci apriamo al momento presente e facciamo un tentativo, sperimentiamo, ma lo facciamo con amore, senza giudizio e con pazienza, possiamo ottenere anche piatti che fanno da specchio a nostre capacità che non pensavamo nemmeno di possedere. Sono d’accordo sul fatto che gli studi, la professione, l’esperienza e la conoscenza permettono di sviluppare consapevolezza che ci mette in condizione a sua volta di realizzare piatti con una certa tecnica, determinati sapori bilanciati e principi nutrizionali rilevanti, ma non bisogna abbattersi e identificarsi con la mancanza di questi strumenti quando ancora non gli abbiamo sviluppati.

A volte l’amore incondizionato verso se stessi e gli altri risulta l’ingrediente fondamentale, perchè il cuore e la mente sono direttamente connessi.
Se apri uno, apri anche l’altro.

Perciò quando apri il cuore, automaticamente si apre anche nella mente la capacità innata – insita nell’uomo – di armonizzare. Quindi assemblare in modo equilibrato le risorse disponibili in quel momento accadrà in modo spontaneo e con buoni risultati. Ciò che ci provoca la disarmonia o disordine è nella nostra mente e lo creiamo noi con i nostri giudizi, forme pensiero, e svalutazione.

La ricetta l’ho realizzata in questo modo.
Ho preparato il tempeh in casa con l’essiccatore, e poi l’ho cotto in padella con salsa di soia. A questo link troverai la ricetta su come prepararlo a casa propria  – se non si possiede un essiccatore, si può acquistare il tempeh in qualsiasi supermercato bio o anche in un Ipermercato ordinario.

Ho preparato del guacamole con avocado, olio di semi di canapa, pomodoro cuore di bue, sale, pepe e del gambo del cipollotto, frullati nel minipimer.
Ho preparato della quinoa bollita al naturale con un pizzico di sale.
Ho tagliato della mela Fuji a fettine e le ho servite a ventaglio sul piatto di portata.

A fine cottura ho servito il guacamole sulla quinoa, il tempeh tagliato a fette e servito sulla mela con del guacamole come guarnizione e infine ho condito a pioggia del peperoncino, alghe miste in polvere e origano.

Il piatto è molto saziante, altamente proteico e saporito.
Sono convinto che chiunque sia in grado di realizzare ottime ricette, anche senza essere uno chef. Semplicemente bisogna avere fiducia in se stessi e fare le cose con amore.

Alexander Pincin

amoreincucina

In evidenza

L’importanza della “connessione” per aiutare le persone che amiamo nella malattia e nella morte

Testo tratto dalla trasmissione orale di “Vivere con gioia, morire in pace” di Tenzin Wangyal Rinpoche.

ll seguente testo è la mia traduzione dall’inglese di un estratto dell’insegnamento di Tenzin Wangyal Rinpoche, tratto dalla trasmissione orale di “Vivere con gioia, morire in pace“, nella sessione dedicata a come possiamo aiutare al meglio le persone che amiamo e che ci sono vicine permettendo loro di vivere nel migliore dei modi l’esperienza della sofferenza e del dolore, durante la malattia o quando per accompagnarle nel bardo (stato intermedio della mente durante il processo di morte).

Questo tema sta alla base dell’educazione spirituale buddhista tibetana, ovvero quello di praticare la compassione, di mettere da parte il proprio ego per poter aiutare veramente il prossimo a stare bene, ed è anche uno dei fulcri della mia personale filosofia di vita.
Augurandomi che possano leggerlo molti operatori del campo medico e del benessere, dedico a tutti questo meraviglioso insegnamento di vita, che ricevere mi ha riempito di gioia e gratitudine.

Alexander Pincin
__________________________________________________________________

“[..] Una delle cose che spesso mi ritorna nella mia mente è il ricordo di quando mia madre è morta. Accadde molto velocemente e non fui in grado di fare molto, e desiderai molto essere disponibile a fare qualcosa per aiutarla, quindi sono consapevole di quanto sia importante per ognuno di noi essere disponibili ad aiutare in quei momenti difficili. Mi riferisco a quando qualcuno sta invecchiando, è malato, o sta morendo ed è importante non essere egoisti. Per esempio ci sono molte storie collettive di conflitti in famiglia, i figli contro i genitori o viceversa, legate al dolore in famiglia causato da vicissitudini del passato, ma quando arriva quel momento, della malattia o della morte, dobbiamo imparare a lasciare andare. Perchè, quando cominciamo una terapia per curarci abbiamo chiaro bisogno d’amore, spazio, quindi diventa molto importante lasciar andare quel tipo di questioni. Quelli sono momenti in cui vuoi veramente essere lì, disponibile ad aiutare, ed è quindi altrettanto importante non coinvolgere il tuo ego.

In quel momento non c’è altra soluzione. Per esempio, quanti affermano: “Io sono qui per aiutarti, ma tu non mi stai ascoltando !”. Come molte altre persone che invece affermano cose di questo tipo: “Ti sto aiutando, tu hai bisogno di me, devi ascoltarmi!”, dove c’è una definizione del ruolo e del controllo della posizione: Io aiuto te che sei malato e tu ricevi il mio aiuto perchè ne hai bisogno. Ma quando desideri aiutare davvero qualcuno, la cosa più importante sta proprio nel lasciare andare quell’IO. La questione fondamentale è trovare la connessione. Sei connesso con la persona che vuoi aiutare?
couple-arguing

Non faccio riferimento a cosa vuoi fare con la persona malata, come fargli prendere il farmaco in tempo o dirgli di andare a riposare, o dirgli di fare qualcosa. No, non sto dicendo questo, ma sto dicendo: sei connesso con quella persona? senti la connessione con la persona che sta male? Lei è connessa con te? sei consapevole del fatto che ci sia o meno la connessione tra di voi in quel momento?  o no ?
Se la connessione non c’è, non ha importanza cosa farai o cos’hai intenzione di fare. Non sarà molto rilevante Non ha una grande importanza. La cosa più importante è renderti conto se sei connesso con la persona malata che ha realmente bisogno di una mano. Si tratta di una domanda da porsi molto interessante, vero?

La connessione non ha a che fare necessariamente con il fatto di dover fare qualcosa, essere connesso non significa “fare”. A volte puoi avere un modello di pensiero legato al fatto che devi fare qualcosa, oppure che devi dire cosa fare, oppure che la persona che sta male deve ascoltarti. Ma devi tagliare con tutti questi modelli per poter aiutare quella persona, e forse in quella particolare situazione hai bisogno d’imparare a stare calmo, quiete, come se stessi meditando sul fatto che vuoi cercare di aiutare quella persona.
heart
Semplicemente sii lì, presente, consapevole. Sii chiaro nella tua mente, in modo da poter vedere cosa c’è bisogno di fare in quel momento. Ascolta, senti il calore della connessione con la persona malata. Ciò di cui necessita quella persona lo sentirai in quel preciso istante. In questo modo ti metterai in condizione di ascoltare, accogliere l’altra persona in modo migliore.

Quando senti meglio, vedi meglio, e la decisione legata a come agire verrà spontanea, diventando facile percepire cosa fare. Come ho già detto, è possibile che qualche volta c’è da fare qualcosa, e altre volte non si dovrebbe fare nulla. Magari in quel preciso momento, quella persona ha semplicemente bisogno della tua presenza. Non ha bisogno di nulla, magari solo di tenerti la mano. Spesso negli insegnamenti parliamo della pura presenza, pura connessione, perchè? Perchè attraverso di essa, puoi trasmettere tantissime cose, così la persona può sentire che ti stai prendendo cura di lei, che la ami, che sei presente, in uno stato che “di qualsiasi cosa avrai bisogno di ricevere sono qui per te”, senza usare le parole, senza pensieri.

In quel momento la persona malata potrà ricevere tutto ciò cui ha bisogno, semplicemente perchè sente che la tua presenza è lì al suo fianco, disponibile.
Tuttavia se non c’è connessione, qualsiasi cosa farai sarà vana. La cosa più importante è essere consapevole di essere connesso. Perciò, la connessione è l’aiuto più grande che possiamo offrire ad una persona malata.

Attraverso la connessione qualsiasi cosa farai sarà di grande aiuto, ma invero ciò non sarà possibile senza la connessione. Per esempio, pensa nell’ultimo periodo della tua vita, quand’è successo che hai tentato d’essere d’aiuto ad un familiare o ad un collega di lavoro, o qualcun altro, in una situazione dove hai fatto esperienza di un contrasto nel tentativo di aiutare qualcuno. Per esempio qualcuno che sta invecchiando, che è malato, che sta morendo o che necessita di un tuo aiuto, ma dove c’è stata difficoltà ad aiutarla senza riuscirci. Lo so, probabilmente, capitano a tutti situazioni come queste. Riflettici. Dove c’è stata la difficoltà? Puoi vedere la mancanza di connessione? Ecco il contrasto, non è perchè hai sbagliato la cosa che hai fatto, magari hai avuto una grande idea, e volevi fare una cosa meravigliosa, ma quella cosa proveniva dall’ego, dall’aspettativa, dal fatto di controllare i ruoli: “io aiuto te”, e non proviene da quel grande spazio, da quel grande sacro spazio creato dalla connessione.
istock_000016132671medium

Il punto d’osservazione che hai avuto per guardare quella persona, non l’hai fatto da quel grande spazio aperto, ma dalla frustrazione, con aspettative, non sei stato cosciente e consapevole dell’importanza della connessione, non sei stato magari neanche consapevole che la connessione è necessaria per poter aiutare, e perciò non hai compreso cosa è accaduto in quel momento, durante quel contrasto.

Faccio sempre quest’esempio: quando stai meditando profondamente prova a visualizzare di essere un bambino nel caloroso grembo di una madre amorevole, e perchè quest’esempio è importante? Perchè in quel momento c’è una connessione tra il figlio e  la madre, trattasi di una genuina connessione tra madre e figlio, e ogni cosa, ogni genere di comunicazione sia energetica che biologica, in ogni cellula, emozione, tutti i tipi di comunicazione accadono attraverso quella connessione, e se tale connessione venisse tagliata allora non vi sarebbe relazione. Grazie a quella connessione il figlio si sente amato, protetto, sente la cura della madre, si sente al sicuro, comodo, e potremmo continuare con una lunga lista di cose che accadono spontaneamente grazie a quello stato di connessione come un’unica esperienza di unità.

In quell’immagine, il figlio e la madre non stanno parlando, non si stanno dicendo: “senti la mia connessione?”, “senti il mio amore?”,  “io ti sto mandando amore a te! lo senti?”, “quanto veloce lo stai sentendo?”, oppure dicendo: “sicuramente lo stai ricevendo rapidamente perchè te lo sto dando IO.” No, quando c’è connessione non c’è alcun pensiero del genere, non c’è nessuna negoziazione, non c’è alcuna domanda o intento a dare qualcosa, ma semplicemente tutto accade senza alcuno sforzo, naturalmente, ed è un’incredibile e magica esperienza.
JBrysonHoldingNewborn
Tutto proviene da questa semplice e pura connessione, e dobbiamo credere, avere fiducia, e conoscere quanto potente può essere la connessione in sè stessa, senza cercare di fare qualcosa. Infatti molte volte quando cerchi di fare, dire o decidere qualcosa,  è molto probabile che non vi sia connessione. Quindi, come praticanti, ciò che possiamo tentare di fare è sempre essere sicuri e quindi porsi questo quesito: da dove proviene questo pensiero? proviene da questo spazio, silenzio o calore, oppure proviene dal mio corpo del dolore? dalla mia parola del dolore? dalla mia mente del dolore? o dalle collettive storie della mia famiglia legate al dolore? Magari dal dolore della mia infanzia.

Per esempio, i genitori cercano di dire tante cose ai propri figli e loro non ascoltano, quindi adesso che stanno male diventa il tuo turno di non ascoltarli, e questo è l’esempio di una relazione karmica. La frase “Ora è il mio turno di non ascoltare te” Da dove proviene? Credo sia molto importante riflettere su questo punto.

Ora provate per un momento ad immedesimarvi nella persona malata. Voi diventate quella persona che ha bisogno di aiuto, e provate a sentire cosa provate guardando voi stessi all’esterno che volete aiutarvi. Siete aperti? siete consapevoli? sentite il calore?
Solo in questo modo sarete in grado di vedere meglio, di sentire l’empatia.
Come si sente la persona malata? Di cosa può avere bisogno realmente?
Cercate di andare al di là della vostra idea precostruita, e realizzare che livello di connessione senti o meno, in modo da sentire con chiarezza come puoi aiutare.

1422451_773738512756143_8753175341962523850_nQuando siamo nella posizione di aiutare qualcuno, credo sia molto importante cercare di essere calmo, presente, silenzioso, ascoltare, aprire te stesso all’altra persona, fare spazio per cercare di sentire e ascoltare meglio piuttosto che pensare a fare qualcosa. Sennò hai sempre un piano, a volte addirittura una settimana prima, ed è tutto programmato sul come e quando aiutare quella persona. Non ascoltiamo la persona malata e gli diciamo: “Non dirmi cosa devo fare, perchè ho già programmato tutto!”
Magari hai già comprato la cosa che pensi la persona abbia bisogno di ricevere. Ma tutta questa situazione ha a che fare con te, e non vuoi cambiare quel programma. In questo modo sempre ogni cosa ha a che fare con te, con il tuo ego. E quando vai dalla persona malata, sei già pronto a raccontare ogni cosa: “sono andato al negozio, ho comprato questo, ho preso la decisione, ho programmato tutto, ho fatto quest’altra cosa molto bene, ho perfettamente organizzato tutto per te, e ovviamente mi devi ascoltare, perchè io ho lavorato un mese intero per fare questa cosa per te”.

Per molti di noi è spesso normale pensare in questo modo, vero? E non comprendiamo che non è quella la strada da seguire per aiutare qualcuno. Perchè lì non c’è alcun senso di apertura, di spazio, di ascolto. Per esempio, noi compriamo qualcosa per qualcuno, e quest’ultima ci dice che non gli piace, noi sentiamo dolore, e pensiamo: “ho passato tutto quel tempo a scegliere quel prodotto al negozio per te ed ora tu lo stai rifiutando. Mi fa male.” Ed ora hai bisogno tu di aiuto, giusto? Molto ironico.
3_Tenzin-Wangyal-Rinpoche
Per esempio mi ricordo di un episodio in cui c’ero anche io. C’era una donna malata, molto debole, sdraiata su un letto a terra, ed intorno a noi un gruppo di persone. Mi ha chiamato per starle vicino ed aiutarla a mangiare, e nonostante la debolezza notavo la sua chiarezza mentale, giocava col cucchiaio, e sorrideva, ma le persone intorno a lei rimanevano gelide. A causa della mancata connessione che quelle persone avevano, rimanendo gelide, senza essere in grado di sentire il suo calore avrebbero probabilmente potuto impedire a quella donna malata di permanere in quello stato di gioia e calore, anche nel malessere. In quella situazione è molto meglio stare lontani dalla signora anziana piuttosto che starle vicino, in quanto a causa di quello stato di disconnessione invece di aiutarla si rischia di disturbarla, in quanto debole e malata. Ed anche per questo motivo, al momento della morte molte persone necessitano e chiedono di stare da sole, oppure di avere accanto solo le persone giuste. Rifletteteci. Comprendere questo punto è molto importante.

Mi auguro che allenandovi ad osservare la realtà da punti di vista diversi, cambiando la vostra posizione, tra chi ha bisogno di aiuto e chi deve fornirlo, in modo tale da fare esperienza di genuina compassione. In modo da essere in grado di vedere con maggior chiarezza e poter aiutare davvero chi ne ha bisogno. [..]”

– Geshe Tenzin Wangyal Rinpoche, tratto dal corso semestrale “Living With Joy, Dying in Peace” (10/09/2016 – 15/03/2017)

In evidenza

L’insegnamento vedico, l’alimentazione naturale ed una riflessione sulla vita

Il seguente articolo è il risultato di una ricerca filologica ed esperienziale, che ho effettuato tra il 2008 d il 2014. In calce all’articolo sarà possibile trovare approfondimenti per quanto riguarda gli asterischi tra parentesi .

Il mio percorso di ricerca non riguarda semplicemente l’alimentazione in senso lato, ma l’unione tra le antiche conoscenze spirituali che ci hanno lasciato i nostri avi in tutte le parti del mondo e le recenti ricerche scientifiche. Guardando da vicino queste due realtà, apparentemente così lontane, in verità risultano legate da una linea molto sottile che le rende interdipendenti in un flusso continuo e sinergico alla base della vita stessa.

Ho dedicato quasi sei anni della mia vita a leggere e cercare tutto ciò che potesse aiutarmi a conoscere meglio l’essere umano nella sua integrità, nel corso della storia. Dopo aver consultato alcuni dei più grandi pensatori indiani dello scorso secolo, come: Mohandas Karamchand “Mahatma” Gandhi, Chandra Mohan Jain “Osho Rajneesh”, Jiddu Krishnamurti, Śivananada Saraswati (*1), Srila Prabhupada (*2) e Kamalakar Mishra (*3), diversi testi sacri della tradizione vedica, e prendendo in esame differenti punti di vista ho notato un canale di conversione comune verso l’idea per cui, una sana alimentazione legata ad uno stile di vita equilibrato finalizzato al benessere non solo di se stessi ma anche nel rispetto del prossimo, sia in grado di contribuire in modo significativo all’evoluzione di tutta la collettività.

1012748_683773381640998_2101913919_n

Nella Chāndogya Upaniṣad (*5), il saggio e veggente Uddalaka, capostipite della scuola asrama (*4), insegnò a suo figlio Svetaketu:

“Figliolo, quando il cibo viene consumato diventa triplice. Le particelle grossolane diventano escrementi durante la fase digestiva; quelle medie diventano i mattoni per la costruzione del tuo organismo; mentre quelle sottili servono a costruire la natura della tua mente. Sappi che quando si caglia il latte, sono le particelle fini che vengono a galla per formare la panna da cui poi se ne trae il burro. Così quando avrai consumato il tuo cibo le particelle fini s’innalzeranno verso l’alto per formare la tua mente. Quindi in verità, la stessa mente può essere considerata un cibo che la coscienza consuma e trasforma”.

Esistono tre tipologie di dieta: Sattvica (dei puri, risvegliati spiritualmente), Rajasica (dei mutevoli, tra il bene e il male) e Tamasica (degli statici, coloro che vivono il sonno della coscienza).

Nella Bhagavad-Gita (*6), il Signore Kṛṣṇa dice ad Arjuna:
“Il cibo è triplice. Il cibo incrementa la vitalità, vigore, la salute e la gioia, e può essere delizioso, blando, sostanziale e piacevole è caro ai sattvici. Le persone passionali o rajasiche desiderano cibo amaro, acido, salino, eccessivamente caldo, pungente, secco e scottante, che produce dolore, malessere e malattia. Il cibo invece che è insapore, rappreso, putrido, vecchio e impuro è caro ai tamasici”.

Dai Veda ci viene esplicato che i cibi sattvici donano beneficio alla mente, al corpo e allo spirito, e sono: la frutta, i semi oleaginosi, i germogli, i cereali integrali, i legumi e le verdure, ma anche i latticini quali yogurt, burro e formaggio e le erbe aromatiche e/o spezie leggere, il miele e melasse.

I cibi rajasici danno beneficio in modo alternato alla mente e al corpo, e sono: il cioccolato, il thè, il caffè e le spezie piccanti. Infine, i cibi tamasici nuocciono sia alla mente, che al corpo che allo spirito, e sono: l’alcol, il tabacco, la carne, il pesce, le uova, e i funghi. Continuando dalla Bhagavad-Ghita, Arjuna domanda a Kṛṣṇa: “Cosa succede a coloro che non fanno riferimento ai Veda ma inventano il loro modo di fare adorazione?”, e Kṛṣṇa risponde:

“La religione basata sull’immaginazione è un prodotto dei tre modi. Sotto la virtù si adorano gli esseri celesti, sotto la passione i potenti demoni e sotto l’ignoranza gli spettri. I tre modi influenzano tutto, perfino il vostro cibo. I cibi succosi, grassi e integrali sono in virtù; quelli amari, salati e pungenti sono in passione e quelli non freschi, freddi e putridi sono in ignoranza. I modi influenzano anche il tipo di carità che fate e il tipo di disciplina che v’imponete. Tuttavia, non dovete rinunciare alla carità e all’austerità.”

I cibi sattvici donano la purezza alla mente accrescendo così il potenziale del praticante spirituale, ma anche calmando la mente, rendendo maggiormente attivi i sensi e la percezione. E’ molto importante sapere che lo sviluppo della coscienza e il potenziale individuale dipende dalla scelta alimentare. I più grandi insegnanti e praticanti spirituali di ogni epoca della storia umana sono stati consumatori della dieta sattvica. Il pesce, le uova, la carne eccitando la passione rendono la mente stanca, non pronta, e incontrollata, donando uno stato di inconsapevolezza. Il vino, le bistecche e il tabacco danno una forte e malsana influenza sulla mente umana provocando costanti emozioni di rabbia, rancore, odio, oscurità, e donando inerzia energetica rispetto al mondo circostante provoca uno stato mentale di impressionabilità e di stati egoici perenni. Senza ombra di dubbio gli alimenti di origine animale possono donarti forza fisica e renderti un militare o un attivo pensatore, ma la filosofia indù considera il reale valore umano la sua condizione morale e spirituale nell’universo, come essere senziente portatore di qualcosa di più grande che possa elevarlo al di là della razionalità e del pensiero, dove può vivere in armonia con gli altri esserei viventi, parti integranti del suo Sè.

598483_683773054974364_488760089_n

L’Assoluto è composto di tanti frammenti, ed ogni frammento è in effetti un’ assoluta parte del Tutto. Quindi la natura di ogni frammento dell’Assoluto è qualitativamente come l’Assoluto stesso. L’uomo è più della mente e del corpo; è essenzialmente un perpetuamente perfetto, perpetuamente puro e perpetuamente libero spiritualmente nel suo Sè, o natura interiore. Alla vita umana è stata data l’opportunità e il significato di ottenere la più alta conoscenza della sua profonda natura spirituale per raggiungere col cuore la divinità. In questo processo, tutto ciò che è grossolano o di attitudine animale viene totalmente eliminata dalla sua personalità.

I componenti chimici di ogni cibo vibrano a differenti risonanze. Ogni particella è una massa d’energia. Determinati alimenti sono responsabili di vibrazioni discordanti all’interno del corpo, che quindi, provocando disturbi di risonanza vibrazionale dell’intero organismo e sono anche responsabili di un forte stato di oscillazione e di squilibrio, che hanno come conseguenza delle influenze sullo stato mentale e quindi sia sulle funzionalità conscie che inconscie della psiche. Una mente meditativa e concentrata, che ha come intento quello di raggiungere pensieri elevati necessita di vibrazioni sottili, e tali vibrazioni le troviamo solamente nella dieta sattvica. Il modo migliore per valutarlo con tutta certezza è attraverso l’esperienza individuale.

La Verità è insita nell’esperienza di vita soggettiva e nella propria individualità, più che nella filosofia o nella scienza. Ognuno ascolta il suo cuore, quindi ciò che sente, e nel vivere consapevolmente ciò che sceglie, comprende la sua Via. Non esiste guida migliore del proprio Sè interiore.
Secondo i testi vedici il consumo di prodotti di origine animale produce un rilassamento della mente e un annichilimento dei processi creativi della coscienza. Per questo motivo andrebbero consumati con moderazione o eliminati.

La carne non è un cibo necessario per ottenere la salute e lo sviluppo fisiologico, il vigore, la forza e la vitalità.1001601_683779664973703_1419028746_n

Dai risultati di molte ricerche scientifiche s’è visto come in relazione alla salute, il consumo abbondante di frutta e verdura fresca, cereali integrali e legumi siano responsabili della guarigione e prevenzioni di ogni tipo di malattia conosciuta. Grazie al lungimirante e illuminante pensiero di pochi, ma grandi scienziati del mondo, oltretutto, riconosciuti a livello internazionale dalle più importanti comunità scientifiche siamo in grado di confermare quanto tramandoci dalle antiche scritture vediche. Però non è solo nelle più remote terre dell’India che troviamo veggenti e uomini a comporre un retaggio riguardante i benefici dati da un’alimentazione a base vegetale ma lo sono altrettante popolazioni quali: Vilcabamba, Abkhazia, Okinawa (le più longeve del pianeta), ma anche, in altre epoche e zone geografiche differenti, i Catari, gli Gnostici, i Chassid, i Sufi e naturalmente i Taoisti ed i Confuciani, e poi chi più ne ha più ne metta…

Inoltre c’è da considerare anche l’aspetto etico e morale. Una società priva di regole che possano disciplinare l’individuo all’evoluzione spirituale, è una società malata, dove primeggia il potere invece che l’amore, e l’ignoranza invece che la saggezza, la violenza invece che la pace e il rancore invece che l’accettazione. La crudeltà serve solo ad alimentare la mente in modo distruttivo provocando una vibrazione di malessere anche fisiologica e quindi un’esperienza spirituale dolorosa.

Gli uomini e le donne di ogni parte del mondo sono parte del medesimo pianeta, e del medesimo sistema solare, sono fatti con la stessa materia e provano le medesime emozioni, e così è anche per gli animali.
L’ Ayurveda fa esplicito riferimento ad un’ importante osservazione, enunciando che la scelta del cibo di cui nutrirsi deve dipendere da: tempo, luogo e condizione. Se per causa maggiore si è costretti a cacciare, pescare o cibarsi di ciò che rientra nel ramo rajasico o tamasico, sia il corpo che la mente e la coscienza produrranno da tale esperienza un effetto benefico, perchè in solido con la condizione attuale, se invece si uccidono gli animali solo per saziare un bisogno dell’ego, ciò nuocerà alla nostra mente e al nostro corpo aumentando la nostra ignoranza spirituale.

1472849_683773014974368_727232773_n
Quando nuoci a te stesso, nuoci anche a chi ti sta intorno: uomo, animale o pianta che sia sul pianeta. Tutto procede in modo vibrazionale e coerente dal centro di noi stessi verso il mondo esterno e l’universo che ci circonda. Tutto è collegato e per questo motivo, prendere atto in modo consapevole è il più grande dono che possiamo offrire alla vita.

E’ dovere quindi dell’uomo quello di abolire i mattatoi, di proteggere gli oceani, di tutelare la natura sia in montagna che in collina, di tenere pulite le città, di rispettare il prossimo, e di costruire le famiglie e le nazioni su principi puri e inviolati dalla crudeltà, ma prosperi di amore e vita per tutti quanti. Ciò che è fondamentale è l’ottenimento dell’equità con solidarietà mentre parallelamente si lavora sullo sviluppo del potenziale individuale in relazione alla natura umana soggettiva.

Ognuno è potenzialmente un maestro così com’ è un discepolo; ognuno è potenzialmente un saggio così com’è ignorante. L’ape, la formica, l’elefante, la cicogna, il serpente e il delfino sono tutti indispensabili e tutti qualitativamente grandi esseri viventi quanto l’uomo. Solo una vita consapevole di conoscenza e rispetto per ogni cosa potrà rendere questo mondo quello di migliaia di anni fa. Dovremmo utilizzare i mezzi a disposizione di oggi per poter adattare l’antica sapienza a ciò che abbiamo nella società odierna.

Se osserviamo nel mondo animale, gli animali più forti sono anche quelli che mangiano poco e al contempo sono gli stessi che fanno largo uso di frutta e verdura. Gli animali carnivori non vivono a lungo, sono aggressivi, sono apparentemente i più forti perchè hanno un’attitudine aggressiva, ma di fatto passando gran parte della giornata a dormire, manifestano poca intelligenza attiva. Gli animali frugivori invece manifestano fermezza, intelligenza nell’elaborazione del pensiero e anche a livello sociale sanno essere più creativi e comprensivi dell’operato della vita umana intorno a loro.

In conclusione c’è da sottolineare l’importanza della differenza tra quantità e qualità. Ciò che importa maggiormente la salute umana è quello di ottenerla con un giusto, bilanciato utilizzo di alimenti di qualità sotto l’aspetto nutrizionale. La longevità, l’energia, la salute e il benessere sono figli della qualità e non della quantità. Diete abbondanti non sono necessarie, piuttosto è bene valutare la varietà, e stimare le quantità al necessario ed essenziale, in modo da discernere ciò che è superfluo, anche nel pensiero, allo sviluppo e mantenimento della salute e del benessere di se stessi.

Se ti cibi di carne o di alimenti di origine animale, è perfetto, perchè significa che hai necessità di fare quell’esperienza sia dal punto di vista fisico che spirituale, percui è importante farlo con rispetto, gratitudine, presenza mentale, con amore, perchè l’energia e vita di un animale sta entrando dentro di te, e a qualsiasi essere vivente fa piacere entrare in un tempio ricevendo immediatamente un GRAZIE.
L’amore è l’unica energia in grado di trasformare la morte in qualcosa di differente e magico che solo l’esperienza saprà raccontare.

Alexander Pincin

pexels-photo-66454
Annotazioni bibliografiche:
*1: Sri Swami Śivananada Saraswati, fondatore della Divine Life Society, Scuola Yoga Advaita Vedanta.
*2: A.C. Bhaktivedanta Swami Srila Prabhupada, fondatore dell’ International Society for Krishna Consciousness, punto di riferimento religioso degli Hare Krishna.
*3: Kamalakar Mishra, insigne studioso, scrittore e praticante della tradizione spirituale del Tantra, rinomato esperto dello Śivaismo del Kaśmīr, la più importante scuola filosofica della tradizione tantrica.
*4: Asrama, termine sanscrito indicante le quattro diverse fasi della vita degli indù appartenenti alle caste superiori. Seguono esattamente le tracce delle esperienze terrene vissute da Gautama Buddha. Esse sono: 1) studio dei testi sacri sotto la guida di un guru; 2) esperienza della vita in famiglia e nella comunità; 3) periodo di vita ascetica nella foresta; 4) completo abbandono delle cose terrene e perfino del proprio nome).
*5: La Chāndogya Upaniṣad è una delle Upaniṣad più antiche e ampie del corpus delle Upaniṣad vediche. Appartiene al Sāmaveda, ovvero al Veda intonato dagli udgātṛ, sacerdoti cantori delle melodie, dal termine sanscrito chāndoga o “cantore in metri”.
*6: Bhagavadgītā, in sanscrito significa “Canto del Divino” o “Canto dell’Adorabile”, ed è un poema di circa 700 śloka (versi) diviso in 18 adhyāya (canti), contenuto nel VI parvan del grande poema epico Mahābhārata. E’ tra i testi più popolari e amati tra i fedeli dell’Induismo. L’unicità del testo consiste nel fatto il Bhagavat, in questo caso Kṛṣṇa, parla in prima persona fornendo in prima persona l’esplicazione della sua darśana (dottrina) completa attraverso il dialogo con Arjuna.

In evidenza

Trascendere le identificazioni ascoltando il proprio cuore

La violenza di per sè è uno strumento che interrompe e sfigura l’amore, e che colpisca un uomo o una donna o un bambino è sempre un atto che divide.

Viviamo in una società in cui sul calendario vi sono i giorni dedicati ai santi, alle feste politiche, alle usanze e feste religiose, alle semine stagionali, agli influssi lunari, agli animali, ai vegani, ai padri e madri, agli innamorati e alla violenza sulle donne. Al di là del fatto che 365 giorni non sono sufficienti a dare valore alle cose davvero importanti ed essenziali alla vita, paraossalmente sono moltissimi, considerando che basterebbe avere un calendario che celebra tutti i giorni una cosa sola: l’amore e la vita.
Il resto è superfluo e spesso mendace, soprattutto se inventato dalle imprese al solo scopo di lucro.

Tuttavia, il 25 novembre tutti gli anni si festeggia la “giornata contro la violenza sulle donne”.

A tal proposito desidero soffermarmi un attimo per esprimere un pensiero in merito alla violenza in generale.

La violenza di per sè è uno strumento che interrompe e sfigura l’amore, e che colpisca un uomo o una donna o un bambino è sempre un atto che divide. Spesso la violenza si compie perché si è subita nel passato, per questo è importante amarsi, rispettarsi e meditare su se stessi e sulle bellezze che nell’universo uniscono ogni creatura vivente.

Al di là di tutto, non esiste il caso, ma solo causalità, interdipendenza, sincronicità. Volenti o nolenti ogni essere umano è il centro di se stesso, e tutto ciò che gli accade è il risultato dell’equazione tra ciò che è stato, ciò che desidera essere, condizionato da paure che provocano gli avvenimenti violenti e le intenzioni che modificano in meglio o in peggio il nostro avvenire.

Se non ci istruiscono ad amare nella vita: la famiglia, il lavoro o le istituzioni, poco importa, dobbiamo necessariamente provvedere autonomamente e ci vogliono pazienza e perseveranza, esperienza.

Le bandiere anti-violenza sulle donne così come quelle anti-violenza sugli uomini o animali, non risolvono il problema, anzi, al contrario, come tutte le bandiere, non fanno altro che alimentare emozioni quali accusa e vittimismo, difesa e attacco, creando separazione d’intenti e il potenziale per una condizione sociale in cui c’è chi governa e controlla, e chi viene governato e controllato. Le identificazioni sono la prima vera causa di violenza e divisione perché chiudono il cuore in difesa dell’ego e dell’ignoranza.

Lo stesso accade a livello dietetico, quando ci identifichiamo in una dieta stiamo automaticamente eliminando il punto di vista del nostro cuore, della nostra spontaneità e modo di essere. “Siamo ciò che mangiamo” e “siamo ciò che pensiamo”, ma questo cosa significa? Significa che se scegliamo di nutrire corpo e mente con ciò che ci offre la società in modo passivo senza scegliere consapevolmente, diventiamo inevitabilmente qualcosa che non siamo, perciò diventa importante saper scegliere e vivere la nostra esperienza col cibo e le emozioni cambierà completamente, insieme ad un inevitabile miglioramento dei rapporti umani e del vissuto con noi stessi.

Alexander Pincin

Cos’è la “plant based diet” ?

Dalle recenti ricerche pubblicate dalla Harvard University e su PubMed risulta che una naturale plant-based diet, ovvero una dieta prevalentemente a base vegetale, che esclude completamente carne e derivati animali sia la strategia ideale per godere del miglior benessere psicofisico e prevenire tutte le principali patologie conosciute.
 
Quando si suole dire “siamo ciò che mangiamo”, si sta parlando del microbiota.
 
A tal proposito uno degli studi più recenti della Harvard University suggerisce le seguenti linee guida per una dieta sana ed equilibrata :
– 50% frutta e verdura di stagione, perchè direttamente coinvolta nelle principali attività microbiotiche
– 25% cereali integrali (soprattutto riso, farro, avena e orzo)
– 25% proteine, alternando quelle vegetali – 70%- dei legumi, quinoa, canapa o grano saraceno a quelle animali – 30%-, prediligendo il pesce azzurro, poche uova, e formaggi stagionati, perchè poveri in caseine e lattosio, e pochissima o assente la carne.
Alexander Pincin

La ricchezza del servire

Chi serve un pasto, è destinato a consumare per ultimo,
così anche fuori dalla sala ristorante:
il servizio richiede sacrificio.

Senza sacrificio non c’è divenire.
Alla base del divenire v’è l’istante contemplativo.
In quell’istante è conservato l’infinito,
che di velo in velo, svela l’essenza.

Dall’essenza, scaturisce la natura del servizio.
Il prossimo è lo specchio attraverso cui si giunge al divino

attraverso le proprie debolezze, nello sviluppo delle proprie qualità
come onde in un oceano

La natura serve la vita ogni giorno nella sua danza perpetua.
Con gratitudine: servire diventa ricchezza.16508828_1767301850264025_198959167927511877_n

Alexander Pincin
POESIA 08/02/2017, SERVIRE

La propria mente

Qualcosa di stupendo che dovremmo tenere a mente ogni momento, giorno e anno della nostra vita.

“La tua stessa mente è sia la radice della felicità che della sofferenza, conoscere in che modo disciplinarla in modo positivo è la base della felicità. Seguire meramente le passioni della mente è la base dell’oceano delle miserie e della sofferenza;
quindi se sai come perseguire la corretta via, sei una persona eccellente.”
~ Sua Eminenza Lopon Tenzin Namdak Yongdzin Rinpoche

 

23/02/18, Workshop “Nutrizione Consapevole” a Limena (PD)

info1

info2

NUTRIZIONE CONSAPEVOLE
Workshop di 5 lezioni

  • “Come acquistare consapevolmente al supermercato”
    Corretta lettura delle etichette e influenze dei media con implicazioni sociologiche, economiche, psicologiche e nutrizionali legate al cibo.
  • “Alimentarsi funzionalmente ed in modo naturale rispettando le stagioni”
    (in due parti)

    Imparare a valorizzare la materia prima fresca e di stagione e il legame interdipendente che c’è tra il nostro organismo e la natura. Sincretismo tra la Medicina Sistemica, Medicina Tradizionale Tibetana e Psico-neuro-endocrino-immunologia.
  • Come ristabilire l’equilibrio acido-basico
    Ricerche scientifiche e un approccio olistico per prevenire e curare le più comuni malattie moderne.
  • “L’intestino: triliardi di batteri ed il secondo cervello umano”
    Probiotici e Prebiotici. Istruzioni per nutrire adeguatamente l’intestino al fine di migliorare la risposta immunitaria.

docenti


Dott.ssa Elisabetta Camporese
: Medico Chirurgo specializzata in Psico-neuro-endocrino-immunologia,  Pediatria, medicina sistemica, Dietetica per risolvere i disturbi del comportamento alimentare.

Alexander Pincin: Cuoco, Formatore di “Mindful Nutrition” specializzato in cucina nutraceutica, Ricercatore in Scienze Olistiche, e studente di Sowa Rigpa.

sede

quotada versare

info3 -iscriviti

21/09/2017, “L’ALIMENTAZIONE VEGANA E VEGETARIANA NEL NUOVO MILLENNIO”, PORTO TOLLE (RO)

Convegno organizzato in occasione della 7a Festa del Riso di Porto Tolle, con Relatore unico: Alexander Pincin

Convegno organizzato dal comune di Porto Tolle (RO) e ufficio Proloco
in occasione della 7a FESTA DEL RISO

clicca per zoomare l’immagine

LOCANDINA 70X100.jpg

INGRESSO GRATUITO

Presso: Stand spettacoli
Porto Tolle, Loc. Ca’ Tiepolo, in Piazza Ciceruacchio

Per informazioni, scrivere a: info@prolocoportotolle.org
Oppure visitando i seguenti siti: visitdelta.eu | fb.com/7-Festa-Del-Riso-a-Porto-Tolle-Ro


Data: GIOVEDI’ 21 SETTEMBRE 2017
Orario: dalle ore 21.30 alle ore 24.00

Titolo:
L’ALIMENTAZIONE VEGANA E VEGETARIANA NEL NUOVO MILLENNIO
– Un’indagine socio-culturale-

Argomenti:
– Dieta vegetariana e vegana: caratteristiche sociali, economiche e gastronomiche di una scelta di vita ormai diventata “fenomeno culturale”
– Imparare ad acquistare consapevolmente al supermercato. Mangiare sano ed in modo equilibrato può essere un dilemma ?
– Com’è possibile rendere la nostra alimentazione quotidiana una vera e propria medicina di prevenzione e cura dei disordini energetici e fisiologici ?

19113911_838942166259009_2378282586202161034_n

 

Relatore unico: Alexander Pincin
Freelance Chef di Cucina Vegana specializzato in Cucina Funzionale, Ricercatore esperto in Nutrizione e Scienze Olistiche.

Crostata di mele cotogne e cannella con frolla vegana senza lievito

Crostata di mele cotogne alla cannella con frolla senza uova, senza burro, e senza lievito

Questa volta mi sono gettato in un’ improvvisata. Ho preparato una crostata di mele.. cotogne. Avevo della confettura dell’anno scorso, ho voluto provare la frolla senza burro e senza uova ed utilizzare una farina semintegrale. Il risultato è stato impeccabile.

Ingredienti frolla:

  • 240 gr farina grano tenero tipo 1
  • 100gr zucchero canna integrale
  • 8gr cremor tartaro
  • 50ml acqua
  • 60ml olio di semi (soia, girasole)

Ingredienti copertura:

  • 240gr confettura extra di mele cotogne
  • 1 stecca cannella
  • anice stellato
  • q.b spolverata cannella e cacao amaroQuince Jam and Quinces

Dopo aver impastato gli ingredienti secchi (farina, cremor tartaro e zucchero, ben setacciati) aggiungere l’emulsione di acqua e olio di semi, impastare fino ad ottenere una frolla morbida ed omogenea. Lasciare riposare in frigo mezz’ora, nel frattempo preriscaldare il forno a 200°C.

Passata la mezz’ora, riprendere la frolla ed continuare a massaggiarla aiutandosi con della spolverata di farina sul tavolo. Con un mattarello appiattire l’impasto su un foglio di carta da forno ed inserire la base della crostata nella tortiera apposita (27cm di diametro). Aggiungere la confettura di mele cotogne e la cannella in polvere e con una spatola distendere in modo omogeneo. utilizzare la parte rimanente dell’impasto per fare delle strisce volte a coprire la confettura a rete. Infornare a 180°C per 25-30 minuti.

Alexander Pincin

19989468_1855086151485594_8280972567582143271_n